Vuoto a rendere

Ho dovuto aspettare per scrivere questo post. Ho dovuto aspettare per non inanellare una sequenza di anatemi e parolacce, per superare la rabbia e il senso di colpa insieme. Martedì mattina, mentre mio marito andava a lavorare, ha sentito miagolare un cassonetto; mi ha chiamata subito e abbiamo recuperato quattro micini, ancora col cordone ombelicale attaccato e gli occhi chiusi, pigolanti, freddi, affamati.

Li abbiamo immediatamente portati a casa e messi al calduccio, fatti mangiare. Abbiamo creato in casa una vera e propria nursery, coperte pulite ogni poche ore, bottiglie e borse d’acqua calda, minibiberon e latte per cuccioli. Sembravano essere in lieve ripresa, ma erano stati staccati troppo, troppo presto dalla mamma.

Leto e Minerva davano una mano: Minerva li teneva al caldo sul suo corpo, Leto li lavava tutti alla fine di ogni pasto, sostituendo egregiamente i massaggini alla pancia di mamma gatta per stimolare i bisogni. Di più: Leto li accudiva, li teneva insieme, aveva il sonno vigile e al primo miagolio andava a controllare che tutto andasse bene; uno straordinario istinto protettivo.

E appena venerdì sono morti, tra la mattina e la notte. Non perché fosse successo qualcosa in particolare, avevano mangiato, erano al caldo e tutto procedeva tranquillo. Semplicemente, erano troppo piccoli, senza anticorpi, senza difese, ancora incapaci di affrontare il mondo. Non sono serviti antibiotici e flebo, niente.

Ora, non mi si dica che la natura voleva così: così ha voluto l’umano che li ha buttati così piccoli, vigliacco due volte. La prima per averli staccati dalla mamma, la seconda per non avere avuto il coraggio di ucciderli: perché se sei una carogna, almeno abbi il coraggio delle tue azioni; così invece questo “tizio” avrà la coscienza pulita di non averli uccisi, di averli lasciati vivi, mentre in realtà li ha condannati nel momento stesso in cui li ha allontanati dalla mamma. Bastavano due o tre giorni di colostro, tanto li avrebbe allattati mamma gatta, lui/lei non doveva far nulla. E invece niente.

Almeno a questi piccoli è stata data una dignità di viventi, magra consolazione. Sono stati amati, accuditi fino all’ultimo istante. Sono stati messi amorevolmente a riposare sotto una bella pianta in campagna e saranno ricordati. Ma quanti invece sono stati trattati e saranno trattati come “immondizia”, scaricati nei cassonetti, scaricati in un water o peggio? Dove va a finire il rispetto per la vita, la presunta superiorità umana? Ma di che mi stupisco? Lo fanno anche coi bambini, no? Del resto la violenza e il mancato rispetto degli animali sono la palestra per quelli sugli umani, dicevano uomini più saggi di me.

Tu che hai abbandonato i quattro gattini con ancora il cordone, in mezzo ai rifiuti, ai cassonetti. Tu sei il vuoto a rendere: spero che il karma della tu azione ti torni addosso. Perché sei un vigliacco, un ipocrita, e vorrei aggiungere altro ancora. Se non avessimo sentito piangere? Se non li avesse presi nessuno? A te tanto cosa interessa?

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