Test su animali in laboratorio: quale scientificità?

Questo post è il parere di un non-medico, non-scienziato, orgogliosamente antivivisezionista e contro la sperimentazione sugli animali. Siete avvisati.

Ho letto da un po’ La figlia dell’imperatrice, di Hans Reusch, un libro di importanza capitale per tutti, secondo me: da chi come me usa le medicine solo in casi di stretta necessità, a chi le usa costantemente. È un libro utile a capire quanto la propaganda sia entrata tanto al di sotto della nostra pelle da averci contagiati e resi irrazionali. La “scienza medica”, quella dei laboratori e ora anche degli ospedali, è nulla più che un’Arte, dove si prova, si riprova, in assenza di un vero controllo degli esperimenti.

Avete forse voi la stessa pelle di un maiale? E allora perché i vostri cosmetici vanno testati su un animale? Forse condividete le sue reazioni allergiche? Avete il metabolismo di un topo? Le domande di questo genere possono essere migliaia, e tutte retoriche: la nostra fisiologia e quella degli animali, persino dei primati più biologicamente vicini a noi, sono totalmente diverse. Basti dire che la penicillina, uno dei nostri salvavita, ha effetti nocivi su tutti gli animali usati per le sperimentazioni (il suo uso fu frutto di una coincidenza, per fortuna).

Quando si prova a spiegarlo anche a persone adulte e raziocinanti la risposta, inculcata fin dalla nascita dalla comunicazione intorno a noi, è  il classico “meglio un animale che un bambino”. Nonostante sia comunque un concetto opinabile, qualora fosse vera come argomentazione meriterebbe un minimo di rispetto, MA. Ma è facilmente contestabile, cifre alla mano (cifre che troverete nel libro): la sperimentazione animale serve solo a ottenere i permessi di commercializzazione, la vera sperimentazione comincia dal primo anno di messa in vendita del farmaco.

È allora che si cominciano a rilevare i problemi sugli umani e vedere se il farmaco può restare in uso o meno. Quindi per dieci anni almeno migliaia (stima per difetto) di animali sono morti invano. È successo con centinaia di farmaci, utilizzati sugli uomini e poi rivelatisi teratogeni, cancerogeni e chi più ne ha più ne metta; eppure erano stati sperimentati a dovere, no?

Ecco. Io non ho molto altro da dire. Se non ancora che sperimentare sugli animali qualcosa che dovranno usare gli umani dà una stupida e falsa illusione di sicurezza, che inoculare una malattia in laboratorio non è la stessa cosa che contrarla spontaneamente, che i principi attivi hanno effetti diversi di specie in specie. Che la prevenzione non è la diagnosi precoce ma condurre una vita sana ed equilibrata, mangiar bene, dormire bene, respirare bene. Che no, non testerei su me stessa farmaci per cani né viceversa testerei farmaci per me sui miei cani.

Ma questo è solo il mio pensiero.

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