“Caccia al cane killer” e altri titoli allarmistici

Stamattina decido di guardare il tg con mio marito, e l’occhio mi salta a questa notizia, che ho trovato anche sul Corriere, su Tgcom e sulle principali testate online. Solo che il testo della notizia, poi, non era coerente col titolo che avevo letto.

Il titolo infatti era “Caccia al cane killer”, mentre poi, nell’articolo, lo speaker diceva che gli inquirenti suppongono si possa trattare di una aggressione o da parte di cani randagi, o di lupi o di cinghiali (trattandosi peraltro di zona agricola).

Non voglio pontificare sul problema del randagismo in Italia, del quale tutti, specie chi ha con sé un animale da affezione, sentiamo la gravità; voglio porre l’accento, invece, sulla demonizzazione continua del cane in sé, come portatore di aggressività pura o come pericolo.

Volendo riportare alla situazione umana è un po’ come quando si demonizza una nazione a partire da alcuni suoi esponenti, cosa che l’Italia ha subito coi suoi emigranti (e la Sicilia tutt’ora), e che la stessa Italia opera nei confronti di alcune categorie di stranieri.

Ora, perché a questo punto, invece di continuare a demonizzare e far passare per mostri, non si mette nuovamente mano a quei disegni di legge che vanno a tutela degli animali da affezione e dei loro proprietari, e che potrebbero aiutare nella lotta al randagismo?

Penso a quelle proposte, mai messe in atto, di rendere obbligatorio il corso di obbedienza di base, per far ottenere al proprio cane la patente di “cane buon cittadino”, penso all’apertura di almeno una spiaggia per città ai quadrupedi, penso ad agevolazioni per viaggiare con loro, penso all’attrezzare almeno un’area recintata in un parco cittadino per poter lasciare i propri animali in libertà, penso all’applicazione della legge sul microchip ed alle multe per chi non lo possiede.

In queste condizioni non solo diminuirebbe il randagismo, ma avremmo anche dei cani, ché di loro sempre si straparla, educati, ma, ancor più, dei padroni educati.

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