Per motivi che non sto qui a spiegarvi, oggi e per una settimana sarà qui la piccola Diana, seguita per una degenza post operatoria. È stata, infatti, sterilizzata, e starà con me finché non avrà finito gli antibiotici e si sarà ristabilita.
Quando ieri l’abbiamo presa in affido si vedeva già che era un cane mite: buonissima, affettuosa con gli umani, affamata di coccole. Purtroppo in campagna, dove vive abitualmente, le zecche sono una grande piaga, contro cui nemmeno il miglior prodotto in circolazione può fornire una protezione adeguata.
In macchina sta tranquilla, a suo agio, si guarda intorno. Fermata la macchina faccio appena in tempo ad aprire il bagagliaio e lei è già scesa. Due secondi di panico, poi la acchiappo al volo. Mi dico che, tutto sommato, è una cosa abbastanza normale. Saliamo a casa.
Prima di lasciarla libera e felice di scoprire il nuovo ambiente, decido di “disinfestarla”, ovvero di toglierle di dosso la maggior parte degli ospiti indesiderati. Che erano veramente, veramente, veramente tanti. Io e la mia vicina di casa (cinofila anche lei) ci siamo messe all’opera e Diana con pazienza infinita è stata lì a farseli staccare, nonostante ritengo abbia sofferto non poco.
Superata questa fase pensavo fosse tutto in discesa. Mi munisco di shampoo antiparassitario dal mio armadietto medico e la infilo nella vasca. La vasca è uno di quei modelli chiusi fino in alto, quindi comodissima per evitare che il cane schizzi ovunque. C’è a circa un metro e trenta da terra una finestrella. Faccio per chiuderla e la mia vicina mi dice “non esagerare, mica ci arriva, non ci sono appigli”.
Ragiono: in effetti è piccola, ma io la finestra la accosto lo stesso, non si sa mai. Apro l’acqua.
In men che non si dica Diana schizza sul davanzale. Mi assicuro che non si possa aprire la finestra e procedo a lavarla lì, dove si trova. Del resto, quando l’ho fatta scendere è risalita subito. Misteri canosi. La asciughiamo mentre sta serena a godersi le coccole, sembra tranquilla. E finalmente la portiamo a esplorare casa. La vicina torna alle sue faccende, arriva mio marito.
Lo guardo con fare pietoso e gli dico: stai tu un momento con loro (DianaLetoMinerva), ho bisogno di una doccia. Metto i vestiti in lavatrice, apro la doccia e sento un urlo. Mi ributto addosso la prima cosa che mi capita, corro nel salone pronta a vedere scene da CSI e vedo mio marito nel panico, Leto e Minerva pigolanti, e… e dov’è Diana?
Ecco. Lei placidamente camminava sul cornicione che collega il mio balcone a quello dell’altro appartamento. Se n’è andata lì, a prendersi fresco e ombra, abbiamo dovuto chiamare gli altri vicini e dopo circa mezz’ora siamo riusciti a recuperarla. Inutile dire che quando è libera, ora, tutte le finestre sono chiuse.
Che dite, meglio chiamarla Houdini o direttamente Cirque du Soleil?
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