Dall’Austria: cani in ufficio

AustriaChe l’Austria sia lo Stato a cui guardare per i provvedimenti a favore degli animali lo si sospettava da un po’, da quando aveva introdotto i patentini per padroni e cani, con tanto di prove scritte e orali.

Ieri, a riprova di ciò, tutti i tg e le principali testate nazionali hanno diffuso la notizia secondo la quale è in arrivo, proprio in Austria, un patentino speciale che consentirà ai cinofili di portare il proprio “fido” in ufficio.

È Indubbio che chi ha in famiglia un cane sia sempre un po’ triste a lasciarlo in casa, magari da solo. E che si vorrebbe poterlo portare (quasi) sempre con sé, specie quando si tratta di un cane buono, mansueto, docile.

Inoltre gli articoli dei giornali riportano di studi empirici che confermano sia un fattore positivo la compagnia del cane sul luogo di lavoro, che renda l’ambiente più sereno e piacevole, insomma quasi una pet therapy.

Certo, forse sarà possibile in Austria e in altre nazioni già progredite da questo punto di vista: ma in Italia, in cui ancora tre quarti dei miei conoscenti non hanno idea di cosa sia una pinza igienica, difficilmente si potrà applicare un provvedimento simile.

Già ci sono difficoltà grosse a viaggiare con i propri fidati amici quadrupedi, a farli ammettere in qualche ristorante, a farli alloggiare. Figurarsi introdurli negli uffici!

Poi, convincere le persone del reale bisogno dell’addestramento (o educazione) professionale è quasi impossibile: alcuni pensano che basti la voce grossa per farsi ascoltare. In realtà invece è un passaggio che serve più all’umano che al canide, per capire come rapportarsi e comportarsi in situazioni normali e critiche.

Significativamente infatti il patentino austriaco si compone di due esami: una prova scritta per l’umano, che deve dimostrare competenza sia riguardo al comportamento animale sia riguardo alle leggi vigenti, una prova pratica per entrambi.

A me personalmente dispiace molto che l’Italia sia sempre fanalino di coda, anche perché sono la fiera bipede di due cani-pantofole: i tipici cani di cui si capisce che non sono di peluche solo quando devono mangiare o giocare. Che potrebbero uccidere qualcuno solo consumandolo di leccate, a mo’ di cono gelato.

Che hanno iniziato a frequentare l’addestratore quando avevano 6 mesi e hanno superato il corso di obbedienza (uno dei due, il più attivo, sta facendo anche agility). Di cui abbiamo seriamente pensato fossero muti, perché non abbaiano. Mai.

Nota curiosa: mentre scrivo il grande (Leto, 16 chili) è comodamente sdraiato sulle mie gambe, con la testa nel mio gomito; in effetti lui è già abituato a stare sul luogo di lavoro!

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