Cani avvelenati a Pedara – CT

Quanto civile è un luogo in cui si fa impunemente del male agli indifesi? Che tipo di “cultura” è sottesa a un certo tipo di violenza? Quando mi si dice “sono solo cani” mi ritrovo a pensare che certi scempi compiuti sugli animali siano invece sintomo di una cattiveria diffusa ad ogni ambito del vivere (in)civile. Quando mi si dice “meglio un cane che un bambino” mi ritrovo a pensare che chi agisce sugli innocenti così non sia uno che bada alla sottile distinzione. Per questo mi inacidisce leggere queste notizie:

Pedara, fata dell’Etna e inferno dei randagi

All’ingresso della ridente cittadina di Pedara, un cartello di benvenuto accoglie i visitatori nel paese denominato “fata dell’Etna”. Chi lo visita per la prima volta non immagina quale spettacolo agghiacciante si troverà davanti appena qualche chilometro dopo. Addentrandosi nelle vie più interne, e ancor più proseguendo verso Tarderia, si viene accolti da decine di cani randagi. Morti. La loro esistenza, fatta di stenti, di notti all’addiaccio e pericoli di ogni genere, si è conclusa in un angolo di strada per mano dei soliti ignoti che, in barba ai divieti posti dalle varie leggi, si divertono a piazzare bocconi avvelenati nelle zone più frequentate dai randagi. Ed è così che in poco più di una settimana, i castagneti mèta di tante gite domenicali, le sciare circostanti e perfino alcune strade del paese, si trasformano in uno squallido e spettrale cimitero di animali che non avevano altra colpa se non quella di vivere ai margini del paese. Soluzione immediata ed economica al randagismo, direbbero alcuni. Peccato che secondo il Codice Penale l’uccisione di animali sia punibile con la reclusione da tre a diciotto mesi, che svariate leggi e decreti legislativi siano stati emanati allo scopo di tutelare gli animali, e che una recentissima ordinanza del Ministero della Salute ribadisca la pericolosità dei bocconi avvelenati per gli esseri umani e per l’ambiente. Il veleno, infatti, non colpisce solo i cani ma fa strage anche di uccelli, volpi, conigli e qualunque altra creatura vi si accosti; inoltre è difficilmente degradabile e, se viene assorbito dal terreno, può inquinare le falde acquifere sottostanti.
L’agonia di questi animali è atroce, come può testimoniare chi, come i volontari della sezione catanese della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, hanno tentato di salvarne alcuni. L’indignazione dei cittadini è alle stelle, perché anche le persone meno sensibili di fronte ad un simile scempio si sentono turbate.
«I volontari e i cittadini si stanno organizzando per effettuare delle ronde notturne e controllare il territorio in maniera del tutto pacifica ma capillare» dichiara Bianca Biriaco, presidente della sezione locale della Lega del Cane. «Intendiamo tutelare i pochi cani rimasti sul territorio, continuare a collaborare con le Forze dell’Ordine fino all’individuazione dei colpevoli e costituirci parte civile in sede di processo».
I “furbi” autori di questi misfatti si illudono di restare impuniti, ma ci sono già i primi sospetti; diverse carcasse sono state inviate all’Istituto Zooprofilattico per l’autopsia e gli esami tossicologici, e saranno esaminati anche alcuni campioni di carne trovata in prossimità dei poveri animali morti. Corpo Forestale, Carabinieri e Polizia Municipale, allertati dalla Lega e da privati cittadini, hanno effettuato diversi sopralluoghi. Ci auguriamo che prima o poi si possa far luce su queste vicende di ordinaria barbarie, e che Pedara possa tornare a definirsi “fata dell’Etna, paese civile”.

Vi risparmio le foto, io le ho viste e non mi sento troppo bene.

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