Minerva (come ho detto anche sul sito della LNDC di Catania) è il tipico caso di adozione inversa: è stata lei a scegliere noi e non il contrario. Eravamo fuori, nei dintorni di S. Alfio, per una scampagnata domenicale poco prima di pasqua 2008, io, mio marito, e il piccolo peloso Leto; avevamo avvisato il locale della presenza del cane e, essendo in campagna, avevano accettato volentieri che entrasse.
Poco prima dell’ingresso si avvicinarono dei cani, fra il perplesso e l’infastidito (abbiamo poi scoperto che a qualche metro da noi c’era una cucciolata pigolante), squadrandoci per vedere se rappresentavamo una minaccia. Devono aver pensato che fossimo fra lo stupido e l’innocuo e si allontanarono tranquilli. Solo un batuffolo di pelo rimase lì, venendoci incontro. Era una cosetta piccola piccola, di circa cinque mesi d’età.
Quando mi abbassai per distribuire carezze, non se lo fece ripetere due volte e mi saltò in braccio, leccandomi con convinzione la faccia. A quel punto ci avvicinammo all’ingresso e la palla di pelo marroncina ci seguì; facendo i complimenti ai gestori del ristorante per i cani che avevamo visto e per la dolce piccola cosetta, loro risposero che sì, gli altri cani erano loro, ma questa non l’avevano mai vista.
Di più, ci dissero che era un grosso problema, adesso, perché non avevano modo di accoglierla, data la presenza della cucciolata. Iniziò un giro di telefonate nel vicinato, per scoprire se qualcuno l’avesse smarrita, ma nessuno seppe dire nulla. Dato che loro lì non potevano tenerla, la decisione fu presto presa: l’avremmo portata con noi per trovarle una casa, che fosse la sua passata o una nuova.
Durante il pranzo giocò con Leto, molto allegro di aver trovato compagnia per la mattina. Al momento di andar via le mie preoccupazioni si rivelarono vane: pensavo non sarebbe mai salita in macchina, invece appena aprii lo sportello si fiondò da sola in auto. Le verifiche nei giorni seguenti non portarono a nulla: non aveva microchip e nessuno la reclamava, nemmeno nella zona di Sant’Alfio.
Cercammo qualche famiglia, e mio marito ne trovò una, ma a quel punto eravamo tutti troppo affezionati al batuffolo, ci mettemmo davanti a lui tutti e tre (io, Leto e Minerva) con lo sguardo più compassionevole del mondo e Minerva gli leccò le mani. Come resisterci?
Iniziò un periodo di “decondizionamento”: Mini era terrorizzata dagli uomini, dalle saracinesche e dai pali (i comuni pali in metallo dei segnali stradali). Se vedeva avvicinarsi una mano umana faceva la pipì, se sentiva parlare a voce alta si andava a nascondere, se sentiva una saracinesca tentava di fuggire, se per caso il suo guinzaglio si bloccava intorno a un palo si metteva a uggiolare disperata.
Con pazienza e aiuto professionale tutta la famiglia ha iniziato il suo recupero e ormai ha superato brillantemente tutti i suoi traumi e vive una vita serena e piena d’affetto.
Livia Di Pasquale
PS: Minerva è stata sterilizzata appena prima del menarca, per la pacifica convivenza e per evitare che ci fossero altre Minerve da adottare.
Popularity: 1% [?]

