A caccia di calzini

Minerva con calzinoDi sicuro non la introdurranno a breve tra le discipline olimpioniche, ed è un peccato: la caccia al calzino è uno degli sport che pratico più assiduamente da un paio d’anni a questa parte. Merito di Leto e Minerva. E anche un po’ di Nausicaa, uno dei primi cani in residenza temporanea qui.

Quando erano piccoli dormivano, Leto e Nica, insieme in una cuccia morbida, fuori dalla nostra stanza. Forse si sentivano un po’ soli, forse avevano bisogno di un contatto maggiore… di sicuro la mattina, quando cercavamo il calzino mancante, quasi sicuramente lo rintracciavamo nella cuccia, sotto uno dei due.

Ora che c’è Minerva la questione si è fatta più creativa; ci sono ben due alternative: numero uno, lo sta ciucciando (senza distruggerlo, beninteso, solo che un calzino umidiccio non è quello che vorrei indossare la mattina); numero due, se l’è portato in giro e l’ha nascosto per giocarci con calma più tardi.

E qui iniziano i guai. Sotto il divano? Banale. In cucina? Troppo facile. Nella libreria? Troppo frequentata. E così via, finché non si trova il fortunato (sfortunato, meglio) calzino negli angoli più impensati, e sempre nuovi.

Anni di pratica di questo sport mi hanno insegnato che la caccia, però, va fatta con il superstite in mano: se lo abbandoni un istante, anche solo per ispezionare quella scatola lì, che ti sembra smossa, ne avrai non uno ma due da trovare. A quel punto tanto vale arrendersi e prenderne un altro paio dal cassetto.

E farsi una fornitura moooolto ampia!

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